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GRANDE ORIENTE D'ITALIA DELLA MASSONERIA DI RITO SCOZZESE ANTICO ED ACCETTATO

   
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. Giosuè CARDUCCI .

 
 


Poeta e critico letterario, nato nel 1835 a Valdicastello, in provincia di Lucca, morto a Bologna nel 1907.

Trascorse i suoi primi anni di vita in varie località della Toscana al seguito del padre che era medico condotto.

Quando questi, nel 1849, si stabilì a Firenze, Giosuè iniziò a frequentare, e con profitto, gli studi presso i Padri Scolopi di San Giovannino. Fu attratto dai classici e, particolarmente da Omero, Virgilio, Ovidio e, soprattutto Orazio.

Nel 1853 vinse un concorso per un posto gratuito di convittore alla Regia Scuola Normale di Pisa, dove si laureò in filosofia e filologia a soli venti anni, con una tesi sul poema cavalleresco.

L'anno successivo è già professore di retorica a San Miniato. Proprio in quegli anni fondò il gruppo degli amici pedanti, che propugnava

     

G. CARDUCCI
(1835-1907) ...«con- trappose gli ideali illu- mi . ni . sii . ci, lo sviluppo scientifico e gli aneliti liberali alle condanne liberticide del Sillabo di Pio IX".
 

per la letteratura il ritorno al classici smo, in alternativa al sentimentalismo romantico in voga in quel periodo. Il suo esordio poetico avvenne proprio a San Miniato con la pubblicazione del suo primo lavoro, Le Rime.

Dopo aver perduto nel giro di pochi mesi sia il padre che fratello, ed essersi sposato con la cugina Elvira Menicucottenne la cattedra di letteratura italiana al liceo classico i Pistoia. Nel 1860 il primo ministro della Pubblica Istru.one del nuovo Regno d'Italia Terenzio Mamiani gli assegnò la cattedra di eloquenza all'università di Bologna. Carducci aveva appena compiuto venticinque anni!

Nel 1862 entrò in Massoneria nella Loggia Severa di Bologna. Nel 1865 diverrà membro della Loggia Felsinea sempre di Bologna. Nell' istituzione massonica fu sempre attivo, come testimonia il nutrito carteggio con il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Lemmi', pubblicato nel 1991 a cura di Cristina Pipino (Vedi bibliografia).

Dal 1863 al 1865 pubblicò Le Stanze, l'Orfeo e l' Inno a Satana, opera che più di ogni altra fu espressione del tipico anticlericalismo risorgimentale del Carducci, che contrappone gli ideali illuministici, lo sviluppo scientifico e gli aneliti liberali alle condanne liberticide del Sillabo2 di Pio IX.

Fu per questo tacciato di ateismo e duramente combattuto dalla cultura cattolica. In proposito Carducci precisò più volte che combatteva non il cristianesimo ma la Chiesa, come autorità oscurantista avversa al progresso ed alla libertà e tenacemente legata al dispotismo ed all'oppressione.

Non mancò di polemizzare aspramente con la classe politica contemporanea, da lui tacciata di mediocrità, per non aver saputo completare l'unità d'Italia e non aver impedito l'isolamento in cui era stato costretto Giuseppe Garibaldi, il vero eroe del Risorgimento. Significative al riguardo sono le opere Sicilia e rivoluzione, Dopo Aspromonte e Per il quinto anniversario della battaglia di Mentana, ma soprattutto la raccolta Le-via Gravia e Giambi ed Epodi. Le idee espresse in queste opere gli procurarono la sospensione temporanea dall'attività e dallo stipendio.

Nel 1870 fu messo a dura prova da due accadimenti dolorosi: la perdita della madre, seguita da quella del figlioletto Dante. Il suo straziante dolore è espresso mirabilmente nella sublime poesia Pianto Antico.
Negli anni successivi pubblicò a Firenze Juvenilia e Nuove Poesie. È poi la volta delle Odi barbare e quindi della raccolta di sonetti (1 ira, evocativi della rivoluzione francese.

Scrisse saggi in onore del Parini3 e del Prati4, mentre non simpatizzò mai col Manzoni'.

Dopo la nomina ad Accademico della Crusca (1888), è la volta del Premio Nobel per la Letteratura, consegnatoli a Bologna, per le sue precarie condizioni di salute, dall'ambasciatore di Svezia nel 1906.
L'anno successivo, nella notte tra il 15 ed il 16 febbraio 1907, si spense a Bologna per un attacco di broncopolmonite.

In Massoneria il 21 febbraio 1888 era stato elevato al 33° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato.

NOTE
1) Adriano Lemmi (1822-1906), livornese, patriota. Detto "il banchiere del Risorgimento" per aver finanziato nel 1857 la sfortunata impresa di Carlo Pisacane. Nel 1848 aveva imbarcato a Livorno la legione Manara diretta alla difesa di Roma. Fu Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia dal 1885 al 1896 e Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese fino alla morte. Numerose le logge italiane intestate a suo nome.
2) Sillabo: documento emanato nel 1864 da papa Pio IX (Giovanni Mastai Ferretti, 1792-1878) con l'enciclica Quanta cura. Elenca ottanta proposizioni di natura filosofica ed etico-politica con le quali si sancisce la condanna di una serie di diritti, tendenze e movimenti, espressione della moderna cultura laica e delle nuove istanze sociali, ritenuti contrari alla Chiesa, quali la libertà di culto, di stampa, di opinione ed associazione, e del razionalismo e liberalismo moderno, oltre che delle confessioni religiose cristiane acattoliche.
3) Giuseppe Parini (1729-1799), poeta e letterato.
4) Giovanni Prati (1814-1884), poeta della seconda generazione romantico-sentimentale.
5) Alessandro Manzoni (1785-1873), scrittore e poeta, celebre per 9 suo capolavoro I Promessi Sposi.

G. CARDUCCI (1835-1907) Il poeta ebbe, come si vede nella foto, funerali massonici.

 
   
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